Intelligenza emotiva: si può allenare?

 

Dopo il nostro articolo sull’Intelligenza Emotiva (IE) e sull’importanza di questa capacità nel percorso professionale di ognuno di noi, oggi vogliamo approfondire un dubbio che assale molte persone: l’IE si può davvero allenare?
Per rispondere ci è utile l’aiuto offerto sia dal mercato del lavoro, sia dalla letteratura scientifica.

 

Gli investimenti

Come abbiamo già ricordato, negli ultimi anni l’IE ha raccolto molta attenzione non solo nella cultura mainstream ma anche e soprattutto nel mondo del business.
Attualmente è considerata una competenza professionale ampiamente accettata dalla comunità imprenditoriale, utilizzata nella gestione delle relazioni in azienda e più in generale utilizzata nei processi di recruiting, formazione, sviluppo della leadership e per il team building.
Molti blog del settore attribuiscono le prestazioni aziendali dei leader alla loro Intelligenza Emotiva, e il gruppo di consulenza TalentSmart, specializzato in prodotti e servizi legati all’IE, afferma che il 75% delle aziende di Fortune 500 ha intrapreso con loro progetti legati allo sviluppo e all’allenamento di questa capacità.
Insieme a questi dati, negli ultimi 10 anni gli investimenti fatti da parte delle aziende e delle università in questa direzione sono stati molteplici. Uno studio del dicembre 2017 ha rivelato che più di 200 organizzazioni e società di consulenza americane offrono coaching sull’Intelligenza Emotiva, e dal 2013 i training sull’IE stanno crescendo sempre di più anche all’interno di corsi MBA in università prestigiose come Yale. Proprio l’università, oltre a inserirla all’interno dei suoi programmi, ormai da qualche anno testa gli studenti MBA sulla loro capacità di comprendere e gestire le emozioni, competenza ormai sempre più ricercata nel mercato del lavoro. Il comitato di ammissione utilizza anche questi risultati per decidere se i candidati possono essere ammessi o no (Meglio, 2013).

 

La letteratura

All’interno di un’ampia letteratura dedicata all’IE, molti sono gli articoli che riguardano lo studio dell’efficacia di questa capacità nel breve e nel lungo periodo rispetto ad altri costrutti importanti come, ad esempio, la job performance, la leadership e lo stress lavoro correlato.
In un importante articolo di ricerca relativo a una meta analisi che coinvolge 58 studi con programmi di allenamento sull’IE e misure di controllo pre e post training, gli autori hanno confermato che l’IE può effettivamente essere allenata e con buoni risultati, dopo aver notato come i training studiati influenzavano positivamente il suo sviluppo.
Insieme a questa importante analisi, sono stati indagati anche quali tipi di training risultino migliori per lo sviluppo dell’IE. I risultati migliori sono stati individuati in training caratterizzati da un’esperienza attiva e sperimentale, piuttosto che passiva e teorica: i programmi che utilizzano principalmente un tipo di apprendimento passivo infatti hanno dimostrato di avere meno probabilità di migliorare l'Intelligenza Emotiva.
Diversi ricercatori hanno inoltre notato come la formazione risulti più efficace quando le lezioni frontali vengono evitate e, invece, sono incluse sessioni di coaching, esercitazioni e feedback. La formazione personalizzata, che spiega gli obiettivi e le motivazioni proprie di ogni partecipante, migliora infatti l'efficacia dell'allenamento e consente uno sviluppo duraturo ed efficace dell'IE (Mattingly, V., & Kraiger, K., 2019).

I prossimi step

In seguito a queste ultime considerazioni, è molto importante riflettere sul tipo di percorso che è opportuno intraprendere per allenare questa capacità.
Proprio per questo motivo, nei prossimi articoli approfondiremo i 5 aspetti che compongono l’Intelligenza Emotiva così da potervi fornire un’ampia panoramica di questo importante costrutto per una scelta di training adeguato.
Come già ricordato precedentemente infatti, L’IE è composta da 5 elementi fondamentali: Autoconsapevolezza, Empatia, Motivazione, Autoregolazioni e Abilità Sociali.
Nel prossimo articolo vi presenteremo l’Autoconsapevolezza che, come sostiene Goleman, è la base fondamentale per allenare tutte le altre componenti.

Alla prossima puntata!

 

 

 

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