Care e well-being: il benessere al centro

 

Oggi, forse ancor più di prima, sentiamo la necessità di prenderci cura di noi e scoprire come abbassare i livelli di stress riuscendo a trovare un equilibrio in un contesto che è sempre più incerto, frenetico e in evoluzione.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento di programmi di welfare aziendale e di progetti avviati sotto il cappello della responsabilità sociale d’impresa, ma il vero momento di svolta su questo tema lo abbiamo notato in questo particolare periodo storico.

Il Coronavirus e il periodo di lockdown sono stati la causa di un grande aumento di stress e anche, dobbiamo riconoscerlo, di disturbi psicologici per un numero ampio della popolazione. Alcuni di noi possono averlo avvertito in maniera chiara, altri meno, ma a qualche livello tutti siamo stati toccati da questo profondo senso di smarrimento e di confusione.

E così per le organizzazioni è stata ancora più chiara l’importanza di farsi promotrici di progetti di supporto alle persone per aiutarle a gestire questo grande momento di stress, trovare modalità differenti per relazionarsi a distanza e riacquisire un nuovo equilibrio per adattarsi, in qualche modo, anche a questa nuova normalità.

In un articolo appena pubblicato sull’Harvard Business Review, secondo una ricerca condotta da Weber Shandwick e KRC Research, emerge chiaramente come a livello globale ci sia stato e ancora sia presente un picco molto alto di ansia.  Secondo lo studio quasi la metà dei dipendenti teme che il datore di lavoro li costringa a rientrare in azienda prima che l’emergenza sanitaria sia terminata e più della metà si preoccupa del futuro economico dell’azienda per cui lavora - e della sua professione in particolare.

Per quanto riguarda il contesto italiano le indicazioni del legislatore su cosa le aziende dovranno fare sono ancora confuse; per le famiglie la modalità con cui riapriranno le scuole a settembre è ancora poco chiara, e i pareri dei virologi sono molto contrastanti.

In questo scenario sappiamo che molte aziende si stanno riorganizzando per prevedere un rientro scaglionato, altre, invece, divideranno la popolazione in gruppi e chiederanno di andare in ufficio a giorni alterni; alcune realtà stanno cercando di far tornare tutti in azienda e altre ancora hanno scelto di prorogare il remote working fino a dicembre.
Non dobbiamo dimenticare che molti lavoratori hanno dovuto affrontare la cassa integrazione, un cambio di abitudini lavorative e variazioni di orari e turni di lavoro. Tutto questo inevitabilmente sta appesantendo psicologicamente le persone.

 

Come muoversi quindi?

Le aziende dovranno realmente essere flessibili nei confronti delle loro persone, in particolare durante la fase di rientro, e i leader dovranno comunicare in modo chiaro, assumendosi anche la responsabilità del benessere psicologico delle loro persone e dimostrando così una grande intelligenza emotiva.
Se le aziende saranno capaci di alimentare una leadership realmente basata sulla fiducia e sulla collaborazione attraverso una comunicazione empatica e un ambiente intriso di scambio e agilità organizzativa, saranno sicuramente in grado di reagire agli scossoni esterni mantenendo un ambiente positivo e produttivo.

Un segnale positivo, dal nostro osservatorio, lo cogliamo dal fatto che sempre più aziende ci chiedono di affiancarle nel costruire progetti su questi temi. In questi mesi abbiamo ideato e realizzato percorsi per accompagnare le persone a confrontarsi, condividere e trovare spunti per gestire la situazione di emergenza. Ma anche programmi di allenamento per abbassare lo stress, accogliere e ricercare i cambiamenti riuscendo a gestire in modo consapevole le emozioni e mantenendo la focalizzazione sugli obiettivi.

Oggi sappiamo che molte tecniche che originano dalla mindfulness, dal training autogeno e dalla bioenergetica sono ben spendibili anche in ambito lavorativo. Se in abbinamento a temi psicologici si inseriscono anche attività legate al benessere fisico si è in grado di offrire alle persone un programma completo per sostenerle e dotarle degli strumenti necessari per performare bene nel contesto attuale.

Attraverso percorsi pratici le persone possono, fin da subito, toccare con mano come sia possibile gestire le situazioni di fatica e ritrovare un buon bilanciamento vita – lavoro anche in modalità remote working.

Siamo fiduciosi che da questi percorsi, il passo che porterà queste realtà ad allargare l’offerta di well-being per i dipendenti sarà breve. Ci piace quindi poter immaginare un futuro, molto prossimo, in cui le aziende attiveranno sempre più progetti quali sostegno psicologico per i dipendenti e le loro famiglie, educazione psicologica per bambini e adolescenti, sostegno a chi ha in famiglia disabili e/o anziani, programmi di allenamento della capacità di antifragilità, percorsi di gestione delle emozioni e tanto altro.

Nel futuro che ci immaginiamo, e auspichiamo, l’azienda vorrà essere sempre più parte attiva del territorio in cui è inserita, fungendo da motore propulsore di positività, benessere e sostenibilità a 360°.

Un’azienda, finalmente, promotrice di messaggi e valori in cui la persona è davvero al centro.

 

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