Salvaguardare il business e le persone: due temi che stanno a cuore alle aziende

 

Da sempre, quando sui giornali di tutto il mondo appare la parola crisi le aziende, dalla più piccola alla più grande, si attivano. La maggior parte delle volte però ci si limita a quelle azioni necessarie per salvare il business, ma basta solo questo?

In seguito al Coronavirus, in questi mesi di distensione, abbiamo avuto la possibilità di osservare gli effetti delle reazioni intraprese dalle aziende non solo nei primi mesi di quarantena, ma anche nel periodo seguente. La quasi totalità delle aziende italiane si è mossa per salvaguardare il fatturato del 2020 e pensare a come superare la crisi del momento dovuta alla temporanea chiusura o riduzione di alcune attività. Tutte queste azioni, più che giuste per il momento storico, non sempre però sono state accompagnate anche da iniziative dedicate ai lavoratori.

Il grande interesse rivolto al business, alla produzione e ai problemi di una digitalizzazione accelerata, molte volte ha distratto dalla materia prima di cui sono composte le aziende: le persone.

Per molte realtà occuparsi dello sviluppo delle proprie persone può essere considerato un costo superfluo, va da sé includere nelle strategie aziendali attività che portino a prendersi cura delle persone a 360°. Non prestare attenzione al benessere psicofisico dei lavoratori può però portare a gravi conseguenze in termini di motivazione e qualità del lavoro svolto, cosa di cui sempre più aziende si stanno rendendo conto.

È stato notato, infatti, che anche nei momenti di grande crisi, le aziende che hanno deciso di mantenere alta l’attenzione verso le proprie persone e il loro well-being sono riuscite ad ottenere ottimi risultati dal punto di vista della produttività e della performance, registrando anche un minore turnover.

 

CHE COSA CHIEDONO LE PERSONE?

Grazie a uno studio condotto dal nostro Osservatorio Innovation HR, dedicato a esplorare le competenze necessarie per affrontare il periodo di quarantena e il cambiamento portato dalle nuove modalità di lavoro da remoto, abbiamo avuto la possibilità di indagare e analizzare quali competenze sono state tra le più richieste in questi mesi e quali siano ritenute più importanti per affrontare il futuro.

Rispetto a queste ultime i lavoratori, perlopiù appartenenti ad aziende italiane di medie e grandi dimensioni, hanno rivelato di aver sentito l’esigenza di ampliare tutta quella parte di competenze dedicate al benessere psicofisico, in termini di conoscenza e applicabilità.
Per l’esattezza il 47% dei lavoratori coinvolti ha dichiarato che un focus sulle competenze legate al benessere psicofisico, chiamate life skills, sia “molto mancato” in quest’ultimo periodo. Il campione afferma anche che queste rivestiranno un ruolo di “grande importanza” nel prossimo futuro (38%).

Nell’ampio spettro delle life skills è possibile ritracciare competenze legate sia al mondo del benessere personale a livello psicologico quali consapevolezza emotiva, gestione dello stress, pratiche di meditazione, mindfulness e gestione delle emozioni, sia allo stare bene a livello fisico, quindi legate agli aspetti di postura e alimentazione. Pensiamo, ad esempio, alle difficoltà che abbiamo provato tutti nel lavorare da casa utilizzando spazi non adatti per un uso prolungato del pc e alle ripercussioni che abbiamo avvertito sulla postura.

Partendo da questi dati, cosa possono fare le aziende per prendersi cura delle loro persone a tutto tondo?

 

LE AZIENDE DALLA PARTE DELLE PERSONE

Per promuovere una cultura people-minded, che si occupa di dare ai propri professionisti gli strumenti necessari per stare bene, è molto importante iniziare da un’analisi accurata dello stato di benessere delle persone per capire e conoscere quali interventi sia meglio pianificare in base al contesto organizzativo e ai bisogni effettivi della popolazione aziendale.

I progetti che possono essere messi in atto sono legati al mondo della prevenzione dei rischi psicofisici e della promozione di uno stile di lavoro sano. Questi possono essere declinati, ad esempio, in percorsi di life-coaching, training di allenamento di antifragilità e intelligenza emotiva, percorsi dedicati all’introduzione di nuovi stili di leadership, sportelli di ascolto e di sostegno psicologico, momenti dedicati ad apprendere tecniche di rilassamento e di mindfulness e attività destinate al ripensare nuove modalità di bilanciamento vita-lavoro, anche laddove la distanza tra casa-ufficio fosse sempre meno netta.

Attuando questo tipo di progetti sarà possibile parlare di cura dell’organizzazione a 360° e siamo certi che gli effetti positivi saranno evidenti e misurabili.

Noi ne siamo convinti, e voi?

 

 

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