Focus sulle PMI: lavorare sulle competenze per fare la differenza

 

Continua il nostro approfondimento sulle piccole e medie imprese e su come questo tipo di aziende siano state impattate dalla pandemia e dai cambiamenti degli ultimi tempi.

Nella scorsa puntata abbiamo parlato delle sfide che le PMI stanno affrontando in questo New Normal e dei terreni sui quali si gioca la capacità delle aziende di reagire a questo nuovo contesto incerto.

Oggi sempre insieme a Michela Toscano, Psicologa, Psicoterapeuta e Senior Consultant di BeInValYou, parliamo invece di quali sono le competenze che possono fare la differenza nello sviluppo delle PMI ora e nel breve termine.

 

(Soprav)vivere in un mondo volatile e in continuo cambiamento

Ciò che ci ha insegnato quanto è accaduto nel mondo in questo ultimo anno è che oggi più che mai le crisi finanziarie non richiedono tempo per svilupparsi ma semplicemente accadono, e accadono con una rapidità tale che nell’arco di pochi giorni sono in grado di stravolgere l’economia mondiale.

Questa pandemia ha di fatto accelerato e messo in luce qualcosa che in realtà stava già accadendo nel mondo. Anche prima dell’avvento del Covid-19 stava diventando sempre più evidente come i nostri mercati fossero diventati estremamente precari e volatili: questo significa che le piccole medie imprese di oggi devono far fronte a un’instabilità strutturale del mondo. Le competenze chiave necessarie in questo momento sono dunque correlate alla capacità di muoversi in questo tipo di contesto, caratterizzato da cambiamenti rapidi e frequenti, difficili da prevedere e controllare.

 

Reagire all’incertezza con l’antifragilità

Una capacità particolarmente efficace in contesti di questa natura è l’antifragilità. L’antifragilità si configura come la capacità non solo di adattarsi al cambiamento, ma consiste nel saper intravvedere e realizzare opportunità e nuove possibilità nel cambiamento stesso, laddove gli altri vedono un ostacolo.  Mentre la resilienza è capacità di affrontare, resistere e anche riorganizzarsi dopo aver subito eventi particolarmente negativi o traumatici, l’antifragilità ha una dimensione proattiva verso il cambiamento, che non viene semplicemente subito ma che viene sfruttato per evolvere e talvolta anche volontariamente ricercato. L’antifragile cresce e diventa più forte quando esposto a volatilità, disordine e incertezza.

Essere antifragili significa avere a disposizione un set di competenze, che come tali possono essere misurate, sviluppate e potenziate. Competenze quali flessibilità, pensiero prospettico, creatività sono elementi fondamentali del costrutto dell’antifragilità e come tali, diventano strategiche e da potenziare nelle organizzazioni di oggi.

 

Attenzione al mondo emotivo: l’importanza dell’agilità emotiva

Se infine, come abbiamo visto, il contesto di oggi ci forza a sostare nell’incertezza, ci chiede di esser pronti ad abbracciare e ricercare il cambiamento e ci spinge a mettere continuamente in discussione le nostre vecchie convinzioni significa che diventa fondamentale prendere in considerazione non solo l’aspetto cognitivo ma occuparsi anche del mondo emotivo.

L’agilità emotiva apre un nuovo modo di intendere le emozioni, che non sono più in tal senso qualcosa da respingere e da controllare, ma diventano una risorsa preziosa e necessaria per affrontare le nuove sfide del futuro anche in termini di innovazione e cambiamento. Essere emotivamente agili significa essere consapevoli del proprio mondo emotivo, riconoscere le proprie emozioni, dare loro un significato ed essere in grado di decidere se lasciarsi coinvolgere trasformando il vissuto emotivo in energia o distaccarsene, assumendo una posizione maggiormente utile allo scopo. Tutto ciò diventa possibile se e solo se, invece che respingere e controllare l’emotività, si accoglie e si cerca di comprendere ciò che ci accade nella pancia. La capacità di stare nell’incertezza, di sospendere il bisogno di controllabilità e la capacità di porsi in ascolto per cogliere quanto accade intorno a sé sono tutti elementi che richiedono la capacità di stare in contatto con sé e di saper gestire la propria emotività.

Spesso si ritiene che per essere un buon leader sia necessario essere costantemente in controllo di sé allontanando le emozioni per non farsi condizionare da queste.
Al contrario, il costante tentativo di controllare e correggere pensieri ed emozioni contribuisce a generare rigidità emotiva, che implica il rimanere intrappolati in pensieri e comportamenti ripetitivi. Questo è esattamente ciò che occorre evitare per poter liberare il pensiero creativo e aprirsi al nuovo.

 

Nella prossima puntata parleremo degli elementi fondamentali perché nelle PMI avvenga una trasformazione culturale. Come sapere se un’azienda è pronta a cambiare, e come farlo assicurandosi che avvenga con successo?

 

 

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